CORTE TRANSUMANTE DI NASSETA

Una libera compagnia di uomini, cavalli e montagne.
Tre complici residenti, un pugno di amici, un branco di
cavalli a crescere e “montagne fin quante ne vuoi”.
Sono state le montagne, sono stati i cavalli ad esortarci
nello sforzo della ricerca: una via di fuga dalle
recriminazioni e dalle lamentele, dal disagio e dal
degrado in cui stiamo tutti affondando.
La geografia, la storia, fanno memoria di ciò che è stato;
a noi evocare ciò che sarà.
Nostalgia di un futuro.
Trattenere ed avanzare in disciplina umanistica. Sprone.
Il 30 maggio 2010, festa di Santa Giovanna d’Arco,
nacque a Cerreto Alpi con documento d’intenti,
vero salvacondotto per viaggiare nel tempo,
la Corte Transumante di Nasseta.
Tutto il resto è conseguenza.

IL MANIFESTO

bar bar

Nell’Urbe caput mundi i cittadini romani vestono toga e tunica, calzano sandali: abbigliamento consono al civile decoro. Braghe e stivali, emblema di rozzezza, adornano i barbari.

All’inizio bar-bar è il farfugliare di un linguaggio che nomina le cose ma non le ha ancora ordinate in sistema di relazioni, in metodo di conoscenza e trasmissione.
Incapace di dar forma al mondo può solo subirlo fortificando carne e spirito nell’intemperie degli accadimenti.

Barbaro barbarico barbarie è l’età dell’epica. Il bardo ne intona il canto.
La civiltà degli Antichi, Atene e Roma, nutrì i barbari affidando loro le proprie mancanze, le proprie debolezze, fino a restarne soggiogata, una resa obbligata alla propria impotenza.

Con doloroso parto, ostetrica e nutrice la Chiesa Cattolica e Apostolica mediatrice con Gerusalemme, nacque Europa. Miracolosa d’arti, cultura, ingegni: la civiltà della persona. Pluralità di lingue, di riti, tradizioni e ordinamenti. Piccole e grandi Patrie. Un ciclo finito. Nell’età della burocrazia mondialista barbar si rivela necessità estetica, urgenza vitale, gesto cosmico.

O saprà farsi Oracolo o sarà il silenzio, la fine del suo tempo.